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            "title": "Esperimento Mondiale: Il Sottile Confine tra Autonomia e Sottomissione",
            "summary": "Nel cuore di alcuni dei luoghi più remoti e isolati del mondo si sta svolgendo un esperimento globale che sta catturando l'attenzione e suscitando controversie a livello internazionale. Mentre gli organizzatori presentano l'esperimento come un'opportunità per esplorare l'autonomia umana, le recenti rivelazioni suggeriscono un oscuro&hellip;",
            "content_html": "<!-- wp:paragraph -->\n<p>Nel cuore di alcuni dei luoghi più remoti e isolati del mondo si sta svolgendo un esperimento globale che sta catturando l'attenzione e suscitando controversie a livello internazionale. Mentre gli organizzatori presentano l'esperimento come un'opportunità per esplorare l'autonomia umana, le recenti rivelazioni suggeriscono un oscuro segreto dietro le quinte. Si tratta di un ambizioso studio che coinvolge diverse località isolate, mirato a testare i limiti della sottomissione all'autorità nelle persone, attraverso l'utilizzo di gas e liquidi che potrebbero avere impatti imprevisti sulla salute e il benessere dei partecipanti.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il misterioso esperimento è stato orchestrato in una varietà di luoghi appartati e remoti in tutto il mondo. Dai vasti paesaggi desertici ai luoghi inaccessibili delle foreste pluviali, gli organizzatori hanno scelto accuratamente località che rendono difficile la comunicazione con il mondo esterno. La trama si sviluppa attorno a un concetto intrigante: fornire alle persone coinvolte l'opportunità di sperimentare la totale autonomia, completamente isolate dalla moderna tecnologia e dalla società.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Tuttavia, mentre gli aspetti pubblici dell'esperimento sembrano promuovere un'esperienza di crescita personale e autosufficienza, ciò che accade dietro le quinte è molto più inquietante. Secondo fonti anonime e testimonianze di alcuni partecipanti che sono riusciti a fuggire dall'isolamento, gli organizzatori somministrano ai partecipanti gas non identificati e liquidi sospetti, che potrebbero avere effetti psicologici e fisici imprevisti. Questi composti potrebbero influenzare il giudizio, la percezione della realtà e l'atteggiamento nei confronti dell'autorità.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Mentre il mondo rimane all'oscuro di queste attività, molte delle vittime dell'esperimento hanno raccontato storie di incubi e situazioni allucinatorie. Alcuni partecipanti hanno riportato di aver vissuto esperienze traumatiche, come allucinazioni collettive e episodi di paranoia. È emerso che i partecipanti vengono privati dei loro dispositivi di comunicazione, impedendo loro di cercare aiuto o di condividere le loro esperienze con il mondo esterno. Questo isolamento contribuisce a un senso crescente di disperazione e impotenza, aumentando ulteriormente il controllo esercitato dagli organizzatori.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image {\"align\":\"center\",\"id\":62451,\"width\":660,\"height\":390,\"sizeSlug\":\"full\",\"linkDestination\":\"none\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><figure class=\"wp-image-62451\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1651/5.png\" alt=\"\"  width=\"660\" height=\"390\"/></figure><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Località dispersa nell'est Europa</em></figcaption></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Una delle questioni più inquietanti riguarda il coinvolgimento delle autorità in questo esperimento. Mentre gli organizzatori mantengono il massimo riserbo e le informazioni sono scarse, alcuni indizi suggeriscono una possibile connessione con figure di potere e governi. La mancanza di chiarezza in merito lascia spazio a speculazioni e teorie del complotto, ma il fatto che questo esperimento sia riuscito a rimanere celato dalla maggior parte delle agenzie di stampa e delle organizzazioni internazionali solleva domande sulla complicità delle autorità stesse.<br>Una delle questioni più inquietanti riguarda il coinvolgimento delle autorità in questo esperimento. Mentre gli organizzatori mantengono il massimo riserbo e le informazioni sono scarse, alcuni indizi suggeriscono una possibile connessione con figure di potere e governi. La mancanza di chiarezza in merito lascia spazio a speculazioni e teorie del complotto, ma il fatto che questo esperimento sia riuscito a rimanere celato dalla maggior parte delle agenzie di stampa e delle organizzazioni internazionali solleva domande sulla complicità delle autorità stesse.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L'elemento temporale dell'esperimento è altrettanto inquietante. Con una durata di soli 24 ore, sembra che gli organizzatori abbiano trovato un equilibrio precario tra la tensione necessaria per indurre una reazione nelle persone coinvolte e la necessità di limitare i potenziali danni collaterali. Tuttavia, molti dei partecipanti hanno riportato effetti a lungo termine sulla loro salute mentale e fisica, il che solleva ulteriori preoccupazioni sull'etica dell'esperimento e sulla sua legalità.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L'incertezza che avvolge questo esperimento serve come monito, un richiamo a mantenere un atteggiamento critico e vigilante di fronte a sviluppi inaspettati che potrebbero minare i principi fondamentali della libertà individuale e dell'integrità umana. Senza informazioni più precise, è difficile trarre conclusioni definitive, ma questo enigmatico esperimento ci ricorda che la curiosità scientifica può talvolta scontrarsi con la responsabilità etica, sollevando interrogativi profondi sulla natura umana e sulla fragilità delle nostre convinzioni più radicate.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image {\"align\":\"center\",\"id\":62450,\"width\":640,\"height\":365,\"sizeSlug\":\"full\",\"linkDestination\":\"none\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><figure class=\"wp-image-62450\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1651/5.png\" alt=\"\"  width=\"640\" height=\"365\"/></figure><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Località non identificata negli USA</em></figcaption></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Abbiamo stabilito una linea diretta al numero +41 555 8677, dedicata esclusivamente a raccogliere informazioni e segnalazioni. La vostra voce è cruciale per svelare la verità dietro questi eventi enigmatici e proteggere la società da possibili minacce.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Vi invitiamo a non partecipare a qualsi voglia esperienza o simulazione che vi sembra sospetta, ma a contattarci tramite il numero indicato.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "title": "La misteriosa morte del bluesman Walter Davis",
            "summary": "Il 22 ottobre 1963 sarebbe morto il bluesman Walter Davis, da tempo scomparso dalle scene musicali. Il condizionale è d’obbligo perché in molti hanno dubbi sia sulla data che sul personaggio. Forse è meglio partire dall’inizio. Il 1° marzo 1912 nasce a Grenada, nel Mississippi,&hellip;",
            "content_html": "<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Il 22 ottobre 1963 sarebbe morto il bluesman Walter Davis</strong>, da tempo scomparso dalle scene musicali. Il condizionale è d’obbligo perché in molti hanno dubbi sia sulla data che sul personaggio.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:heading {\"level\":3} -->\n<h3>Uno stile sobrio con molte motivazioni sociali</h3>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Forse è meglio partire dall’inizio. Il 1° marzo 1912 nasce a Grenada, nel Mississippi, il bluesman Walter Davis. Pianista e cantante tipico della tradizione urbana del blues di St. Louis fin dall’inizio sviluppa nelle sue interpretazioni uno stile sobrio e ricco di motivazioni sociali. Seguendo l’esempio di Leroy Carr riesce a trasportare nei testi dei suoi blues i temi propri della cultura afroamericana grazie a un notevole spirito di osservazione, una fertile immaginazione e un frasario musicale semplice e facilmente assimilabile. Abbandonata la famiglia a tredici anni, si trasferisce a St. Louis dove impara a suonare il pianoforte.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:heading {\"level\":3} -->\n<h3>Il debutto, il successo e la scomparsa</h3>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Sul finire degli anni Venti, debutta negli house parties nella zona est della città e comincia a esibirsi nei vari club locali, spostandosi poi nel Texas, in Tennessee, nel Mississippi e in South Carolina. Nel giugno del 1930 registra il suo primo disco per la Victor a Cincinnati. Il maggior successo di questo periodo è&nbsp;<em>M &amp; O Blues</em>. Walter Davis nei primi anni Cinquanta rinuncia a esibirsi nei locali per dedicarsi all’attività di predicatore, ma non abbandona la musica. Intorno al 1954, colpito da paresi perde l’uso della mano sinistra ed è costretto a trovare lavoro come portiere di notte prima all’Hotel Calumet e quindi all’Albany Hotel. Poi scompare. Molti ricercatori negli anni successivi si mettono sulle sue tracce per colmare i vuoti nella sua biografia ma non ci riescono. Non si è neppure certi della sua data di morte perché, pur esistendo un certificato in tal senso a nome di Walter Davis per il quale sarebbe deceduto proprio a St. Louis il 22 ottobre 1963, c’è chi sostiene possa trattarsi di un’altra persona e non del bluesman.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:group -->\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container\"><!-- wp:paragraph -->\n<p><a href=\"https://youtube.com/watch?v=xtSuFZC2ypc%3Ffeature%3Doembed\">https://youtube.com/watch?v=xtSuFZC2ypc%3Ffeature%3Doembed</a></p>\n<!-- /wp:paragraph --></div></div>\n<!-- /wp:group -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: <a href=\"https://www.dailygreen.it/la-misteriosa-morte-del-bluesman-walter-davis/\">https://www.dailygreen.it/la-misteriosa-morte-del-bluesman-walter-davis/</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "title": "La Famiglia Addams potrebbe essere la prima serie tv di Tim Burton, che vuole andare sul sicuro",
            "summary": "Tim Burton pensa alla sua prima serie tv e punta alla Famiglia Addams Tim Burton&nbsp;si butta nel mondo della serialità. La notizia è rimbalzata all’improvviso suscitando l’interesse degli addetti ai lavori di tutto il mondo, considerando la fama del regista e il progetto su cui&hellip;",
            "content_html": "<!-- wp:heading -->\n<h2>Tim Burton pensa alla sua prima serie tv e punta alla Famiglia Addams</h2>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Tim Burton</strong>&nbsp;si butta nel mondo della serialità. La notizia è rimbalzata all’improvviso suscitando l’interesse degli addetti ai lavori di tutto il mondo, considerando la fama del regista e il progetto su cui starebbe lavorando.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Infatti<strong>&nbsp;l’idea di Tim Burton è quella di riportare in tv La Famiglia Addams – The Addams Family.</strong>&nbsp;E per quanto possa lavorare di fantasia e innovazione, anche Tim Burton sembra voler giocare facile prendendo un titolo e un brand ben definito e adatto al suo stile visivamente coinvolgente.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Abbiamo una newsletter sulle serie tv e arriva ogni sabato.&nbsp;<a href=\"https://eepurl.com/dM7bEM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Clicca qui per iscriverti, è gratis</a>.</strong></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Secondo le indiscrezioni di deadline Tim Burton sarebbe interessato non solo a fare il produttore esecutivo ma anche a dirigere tutti gli episodi e non magari il primo come tanti suoi colleghi.&nbsp;<strong>Alfred Gough e Miles Millar,</strong>&nbsp;produttori e autori di&nbsp;<em>Smallville</em>&nbsp;si stanno occupando della sceneggiatura con Millar che sarebbe lo showrunner. La serie tv della&nbsp;<strong>Famiglia Addams di Tim Burton</strong>&nbsp;sarebbe prodotta da MGM TV che ha i diritti del franchise.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Attualmente il progetto è sul mercato in attesa del giusto acquirente e con molti soggetti interessati vista la presenza di Burton alla guida di un marchio cool come quello degli Addams. Tra questi, secondo le indiscrezioni,&nbsp;<strong>sarebbe in vantaggio Netflix</strong>&nbsp;interessata all’idea di aggiungere al proprio catalogo un nome come Tim Burton e alla guida di una serie tv.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Naturalmente è tutto ancora nella fase in cui il condizionale è d’obbligo, ma sembrerebbe che la serie sarebbe ambientata oggi, sarebbe live-action e non animata, e offrirebbe lo sguardo degli Addams sul mondo di oggi, del 2020.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L’oscura e misteriosa&nbsp;<strong>Famiglia Addams</strong>, a metà tra l’horror e il cartoon, nasce nel 1938 grazie alla matita di Charles Addams e nel corso del tempo ha dato vita a due serie tv, a film con Christopher Lloyd e Anjelica Huston e recentemente a una nuova versione animata di successo con un sequel atteso nel 2021. Il mondo dark e fantasioso di Burton si sposa alla perfezione con lo stile degli Addams, rappresentando il matrimonio perfetto.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Certo resta sempre il dubbio che si tratta sempre di qualcosa di già visto, già conosciuto, semplicemente rifatto. Ma in questi tempi instabili il conforto del già noto sembra piacere a tutti….</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: <a href=\"https://www.dituttounpop.it/la-famiglia-addams-serie-tv-tim-burton/\">https://www.dituttounpop.it/la-famiglia-addams-serie-tv-tim-burton/</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "title": "Le 3 famiglie più misteriose di tutti i tempi",
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            "content_html": "<!-- wp:heading -->\n<h2><strong>La famiglia Murga di Madrid</strong></h2>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La famiglia Murga ha vissuto per circa un secolo in una grandissima dimora chiamata Palazzo Linares in Spagna. Secondo la leggenda il marchese di Linares era un padre molto crudele che metteva sempre in punizione la propria figlia; questo perché la poverina, tutta sola in una casa così grande, si annoiava e piangeva spesso. Un giorno morì inspiegabilmente e da allora si dice che un piccolo fantasma si aggiri per le immense stanze del palazzo…ogni tanto si sentono anche rumori simili al pianto di una bambina! </p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image {\"id\":62263,\"sizeSlug\":\"large\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><figure class=\"wp-image-62263\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1641/43.png\" alt=\"\" /></figure></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><em>Foto Palazzo Linares</em></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:heading -->\n<h2><strong>La famiglia Bean di Edimburgo</strong></h2>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Sawney Bean era un orco delle campagne scozzesi che lavorava come giardiniere. Non gli piaceva molto il suo lavoro così, all’improvviso, decise di andare a vivere in una caverna sulla riva del mare insieme alla moglie. Bean e la sua compagna rimasero in quella grotta per 25 anni senza mai recarsi in nessun altro posto: sopravvivevano catturando i bambini che andavano a fare delle passeggiate nei boschi intorno. Di tanto in tanto sparisce ancora oggi qualche bambino ma nessuno è ancora riuscito a risolvere il mistero!</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image {\"id\":62264,\"sizeSlug\":\"large\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><figure class=\"wp-image-62264\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1641/42.png\" alt=\"\" /></figure></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><em>Foto grotta in cui viveva la famiglia Bean</em></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:heading -->\n<h2><strong>La famiglia Norton di Londra</strong></h2>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La famiglia Norton era tra le più facoltose dell’epoca vittoriana. Erano proprietari di una famosa fabbrica e amavano girare per i locali più alla moda di Londra. Purtroppo tutti i membri della famiglia avevano un aspetto strano e bizzarro che li aveva sempre fatti vergognare molto. Così questi si crearono delle <strong>maschere</strong> che utilizzavano per nascondere i volti quando uscivano in città. A causa di queste maschere buffe e grottesche tutta Londra li derideva e così finirono per chiudersi in se stessi isolandosi da tutti. A distanza di tanti anni si dice che i loro fantasmi si divertano a fare strani dispetti alle altre famiglie per vendicarsi delle derisioni ricevute.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image {\"id\":62265,\"sizeSlug\":\"large\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><figure class=\"wp-image-62265\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1641/41.png\" alt=\"\" /></figure></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><em>Foto fabbrica dei Norton</em></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "content_html": "<!-- wp:paragraph -->\n<p>Per Natale ha ricevuto una macchina fotografica vintage. Ma all'interno, la sorpresa: un rullino mai sviluppato. Così Thomas App, fotografo francese con la passione dell'analogico, si è rimboccato le maniche e ci ha pensato lui, rivelando gli scatti di una famiglia, probabilmente in vacanza.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Nelle foto, che sembrano risalire agli anni Settanta, anche tre bambini piccoli, insieme a quelli che sono probabilmente i genitori e i nonni: sorridenti, con abiti estivi e un lago alle spalle. «Credo che queste persone sarebbero felici di riavere le proprie foto», ha spiegato Thomas, che ha deciso di servirsi dei social per lanciare un appello.&nbsp;</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>«Vorrei ritrovarli - ha scritto su Instagram - e ho bisogno di aiuto: la macchina fotografica, una Kodak B11, viene da un mercatino in Savoia, ma le foto potrebbero essere scattate in Europa. Condividendo questo post forse qualcuno riconoscerà i propri genitori, i proprio nonni o i propri zii e zie».<br> <br>E i social si sono mobilitati: su Instagram migliaia di persone hanno messo mi piace e condiviso il post del fotografo. C'è addirittura chi sostiene di aver riconosciuto un ombrellone che appare sullo sfondo di uno degli scatti. Per ora però, della famiglia misteriosa non c'è ancora traccia. </p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: <a href=\"https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/macchina_fotografica_famiglia-4962413.html\">https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/macchina_fotografica_famiglia-4962413.html</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "title": "L’inchiesta infinita sulla misteriosa morte di Dag Hammarskjöld",
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            "content_html": "<!-- wp:paragraph -->\n<p>Pochi minuti alla mezzanotte. Il segnale radio del&nbsp;<a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_del_Douglas_DC-6_dell%27ONU_del_1961\">Dc-6 Albertina</a>&nbsp;si perde nella giungla. Lo schianto del quadrimotore avviene a qualche chilometro dalla pista dell’aeroporto di Ndola, una città nell’allora Rhodesia Settentrionale (oggi Zambia). È il 18 settembre 1961. A bordo, insieme ad altre 15 persone, c’è il segretario generale delle Nazioni Unite, lo svedese Dag Hammarskjöld. Ancora oggi ci chiediamo se sia stata una fatalità o un attentato, in piena guerra fredda, mentre il diplomatico svedese era impegnato a trovare una via di pace tra il nuovo Congo indipendente e il Katanga secessionista sostenuto dalla compagnia mineraria belga Union minière du Haut Katanga e dai suoi mercenari.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>“Non voglio anticiparvi il finale, ma a un certo punto, mentre scrivevo, ho avuto l’impressione di andare nella direzione sbagliata”, osserva Ravi Somaiya, ex corrispondente del New York Times, ora autore di&nbsp;<em><a href=\"https://www.twelvebooks.com/titles/ravi-somaiya/the-golden-thread/9781455536535/\">The golden thread: the cold war and the mysterious death of Dag Hammarskjöld</a></em>&nbsp;(Il filo d’oro: la guerra fredda e la misteriosa morte di Dag Hammarskjöld, uscito a luglio del 2020 per la casa editrice statunitense Twelve). Seguendo un “filo d’oro” di documenti, indizi e testimonianze il libro ci porta più vicino a una soluzione del mistero. “Adesso non abbiamo solo le prove di un crimine”, dice Somaiya, “ma anche la dimostrazione sorprendente degli sforzi enormi che continuano a essere fatti perché quel crimine resti sepolto nella storia”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:heading {\"level\":3} -->\n<h3><em></em></h3>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:embed {\"url\":\"https://www.youtube.com/embed/eleqTLdn_r8\",\"type\":\"rich\",\"providerNameSlug\":\"youtube\",\"responsive\":true,\"className\":\"is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"} -->\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\nhttps://www.youtube.com/embed/eleqTLdn_r8\n</div></figure>\n<!-- /wp:embed -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>È l’alba. Le ricerche del relitto dell’aereo partono con dieci ore di ritardo, mentre spariscono i registri della torre di controllo, mai più ritrovati. Di strane coincidenze si comincia a parlare subito, non appena dalla giungla si dirada la nebbia. A Kansas City sono da poco passate le undici del mattino e, vicino a un edificio modernista con un colonnato bianco, è in corso una cerimonia. A parlare è l’ex presidente statunitense Harry Truman (1945-1953). Ringrazia i soldati della 35ª divisione di fanteria che hanno regalato quasi settemila dollari alla biblioteca della sua città, la stessa dove lui studiava quand’era ragazzo. Concluso il discorso, però, Truman ha l’aria grave. Alcuni giornalisti sono già andati via e lui quasi sussurra: “Hammarskjöld stava per ottenere qualcosa quando l’hanno ucciso. Notate bene, ho detto ‘l’hanno ucciso’”. Volta le spalle al cronista che gli sta facendo una domanda e se ne va.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il giorno dopo sul quotidiano locale Independence Examiner non c’è una riga. E nei lanci dell’agenzia United Press International quella frase non merita il titolo ma solo l’ultimo paragrafo della notizia. Nel 1953 l’appoggio di Truman era stato decisivo perché Hammarskjöld fosse eletto come secondo segretario generale nella storia delle Nazioni Unite. “Economista di formazione, parlava cinque lingue ed era anche poeta e fotografo”, ricorda Somaiya. “Sembrava davvero una persona di princìpi ed era pronto a sacrificarsi nel loro nome: voleva che il Congo potesse avere il suo governo, senza essere ostaggio delle potenze straniere, e sognava un’organizzazione delle Nazioni Unite più forte e indipendente”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Al centro di uno scontro geopolitico</strong><br><em>The golden thread</em>&nbsp;riparte da dove è arrivata l’ultima inchiesta dell’Onu,&nbsp;<a href=\"http://www.hammarskjoldinquiry.info/pdf/ham_245_Final_UN_report_071019.pdf\">conclusa nel settembre 2019 dal procuratore tanzaniano Mohamed Chande Othman</a>, e non arretra di fronte all’esigenza di formulare un giudizio storico. Tra i passaggi decisivi ci sono alcune carte inedite scovate nello Zimbabwe e il superamento degli ostacoli posti dal governo americano, con buona pace della libertà d’informazione. La tesi è che non ci sia stata solo la volontà di occultare indizi o documenti probanti. I governi avrebbero temuto di rivelare modalità operative sconvenienti, che ritornano nel corso del tempo, in particolare per quanto riguarda i servizi segreti e le loro relazioni pericolose.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Nel 1961 il Congo era al centro di uno scontro geopolitico dalle ripercussioni globali. Otto mesi prima che l’Albertina prendesse fuoco – “nel cielo ho visto scintille”, disse l’unico superstite, poi morto in ospedale – c’era stato l’omicidio di Patrice Lumumba. Anima del partito Mouvement national congolais, anticolonialista e panafricanista, Lumumba era stato eletto primo ministro pochi giorni prima della proclamazione dell’indipendenza dal Belgio, il 30 giugno 1960. Il timore di statunitensi e britannici era che potesse cercare una sponda nell’Unione Sovietica per sottrarsi alla stretta degli ex colonizzatori, che con la loro Union minière controllavano i giacimenti di uranio del Katanga e ostacolavano una soluzione nazionale alla crisi. Nella capitale Léopoldville (oggi Kinshasa) c’era stato un golpe, mentre a Élisabethville (oggi Lubumbashi), la città da dove sarebbe decollato per l’ultima volta l’Albertina, si era insediato un governo secessionista. L’ormai ex primo ministro fu arrestato e consegnato ai ribelli e ai mercenari europei che li sostenevano.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image -->\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1896/157774-md.png\" alt=\" - \"/></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Se ne continua a parlare ancora sessant’anni dopo, anche nelle aule giudiziarie, in modo forse sorprendente. Di recente, con un gesto simbolico, la procura federale di Bruxelles&nbsp;<a href=\"https://www.bbc.com/afrique/region-54120804\">ha ordinato la restituzione di un dente</a>&nbsp;di Lumumba alla sua famiglia. A chiederla era stata una delle figlie, dopo che&nbsp;<a href=\"http://atelier.rfi.fr/profiles/blogs/gerard-soete-l-homme-qui-a-decoupe-lumumba\">un poliziotto belga aveva ammesso</a>&nbsp;di essersi impossessato di alcuni resti del corpo del padre mentre lo faceva sparire sciogliendolo nell’acido.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Contro Lumumba erano già stati&nbsp;<a href=\"https://www.nytimes.com/1981/08/02/magazine/the-cia-and-lumumba.html\">pianificati tentativi di assassinio</a>. Uno di questi era stato svelato nel 1975 da una commissione d’inchiesta del senato statunitense: la Cia avrebbe dovuto ucciderlo avvelenando il suo dentifricio. Trame che rendono&nbsp;<em>The golden thread</em>&nbsp;avvincente come un romanzo di spionaggio. Ecco allora la descrizione della Citroën 2 cavalli blu di Daphne Park, agente segreta dell’Mi6 britannico a Léopoldville. “Rombava e accelerava quasi che a spingerla fosse solo l’entusiasmo”, annota Somaiya, raccontando di una città caotica e affascinante, dove tutto era possibile.&nbsp;<a href=\"https://www.bbc.com/news/world-africa-22006446\">Di Park vengono citati alcuni rapporti e informative</a>, anche se sono scomparsi proprio quelli relativi ai giorni dell’incidente aereo. Resta, però, una frase, che Park pronunciò sorseggiando il tè con un lord inglese pochi giorni prima di morire. “We did it”, siamo stati noi, rispose la donna a una domanda sull’assassinio di Lumumba. Un modus operandi, a credere a quelle parole, che potrebbe essere utile a far luce anche sul caso Hammarskjöld.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Un blitz disastroso</strong><br>La missione congolese del segretario generale dell’Onu era cominciata cinque giorni prima, il 13 settembre 1961. Il suo obiettivo era mettere fine alla rivolta nel Katanga, spingendo i mercenari, nemici della pace per definizione, a ritirarsi. Lo stesso giorno in cui Hammarskjöld arrivò in Congo, i soldati del contingente per il mantenimento della pace delle Nazioni Unite lanciarono un’operazione militare a Élisabethville. Due unità circondarono la sede delle comunicazioni radiofoniche e la casa di&nbsp;<a href=\"https://godefroidmunongo.com/\">Godefroid Munongo</a>, ministro dell’interno del governo secessionista guidato da Moïse Tshombe, ma soprattutto figura di collegamento con i mercenari (oggi Munongo è anche&nbsp;<a href=\"http://libeafrica4.blogs.liberation.fr/2019/02/03/godefroid-munongo-le-katanga-croque-par-nury-et-vallee/\">protagonista di un fumetto</a>).</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>I caschi blu avevano a disposizione delle bandiere congolesi da sventolare in segno di vittoria, ma il blitz si trasformò in una battaglia. Il bilancio delle vittime fu stimato tra le 30 e le 200, in gran parte katanghesi, ma anche caschi blu. “O Hammarskjöld ha sbagliato o i suoi uomini hanno agito di testa loro”, si legge in un rapporto consegnato all’indomani sulla scrivania del primo ministro britannico Harold Macmillan. “Se non interveniamo con risolutezza insieme agli statunitensi in una sola settimana verrà cancellato tutto il lavoro fatto nell’ultimo anno: il Congo sarà consegnato alla Russia, le proprietà dell’Union minière saranno nazionalizzate e gestite dai comunisti russi, e in Africa si creerà una situazione molto pericolosa”.L’ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICITÀ</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Non è chiaro se, e in che termini, Hammarskjöld autorizzò il blitz contro i secessionisti. In Congo non rilasciò commenti. Ma volle andare in Rhodesia, dove si erano rifugiati Tshombe e Munongo. Voleva raggiungere un cessate il fuoco che prevedesse la partenza dei mercenari dal Katanga. Fu fissato un appuntamento con Tshombe per la mattina del 18 settembre a Ndola “nell’ufficio piccolo e squallido del direttore dell’aeroporto coloniale”, annota Somaiya. L’incontro non si tenne mai.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il resto è un’indagine aperta, con ancora tanti punti interrogativi ma anche dei punti fermi.&nbsp;<a href=\"https://www.un.org/press/en/2019/sgsm19743.doc.htm\">Li ha ricordati</a>&nbsp;un anno fa l’attuale segretario generale dell’Onu, António Guterres, invitando ancora una volta gli stati a desecretare e a rendere disponibili tutte le informazioni sul caso. “Sulle cause possibili dello schianto”,&nbsp;<a href=\"http://www.hammarskjoldinquiry.info/pdf/ham_245_Final_UN_report_071019.pdf\">ha scritto</a>, “sono stati acquisiti nuovi elementi in particolare rispetto a intercettazioni di comunicazioni rilevanti da parte di governi, la capacità delle forze armate del Katanga e di altri di intraprendere un attacco contro l’aereo, nonché la presenza nella zona di paramilitari stranieri, compresi piloti, e di agenti dell’intelligence”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L’inchiesta coordinata dal procuratore Othman conferma l’ipotesi che sulla pista di Kolwezi, feudo dell’Union minière e dei secessionisti, ci fossero almeno due caccia Fouga Magister di provenienza francese. Con l’ex assistente personale di Hammarskjöld ne aveva parlato già nel 1967 uno dei piloti, un mercenario belga identificato come De Beukels. Sarebbe stato lui a fare fuoco, con cannoncini da 75 millimetri, colpendo “per errore” il Dc-6 nel tentativo di affiancarlo e dirottarlo verso una base ribelle. Ma non è solo la verità giudiziaria che interessa a Somaiya. Secondo lui, “è giusto rendere omaggio a un leader politico molto differente da quelli di oggi, spesso convinti che il loro interesse sia dividere più che unire”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>La storia si ripete</strong><br>Di divisioni e ingiustizie si parla ancora oggi riguardo alla Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Il 1 ottobre saranno passati dieci anni dall’uscita del&nbsp;<a href=\"https://www.ohchr.org/documents/countries/cd/drc_mapping_report_final_fr.pdf\">Rapport mapping</a>, uno studio delle Nazioni Unite che ricostruisce giorno per giorno dieci anni di incursioni dei ribelli, di ingerenze straniere e di crimini di guerra nei confronti della popolazione civile commessi tra il 1993 e il 2013 soprattutto nell’est della Rdc. Secondo Arnold Nyaluma, portavoce della rete di associazioni del Sud Kivu – un’altra provincia ricca di risorse minerarie, tra cui uranio, coltan e cobalto – “l’obiettivo del rapporto era aiutare il governo congolese a individuare e a punire i responsabili, ad assicurare risarcimenti alle vittime e a fare in modo che crimini del genere non si ripetessero mai più”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La tesi è che anche le province del Nord Kivu e Sud Kivu, come lo fu il Katanga, siano ostaggio di ribelli al soldo delle potenze straniere e delle multinazionali loro alleate. “In dieci anni queste raccomandazioni non hanno avuto nessun seguito”, denuncia Nyaluma. “Ora bisogna sostenere la richiesta del premio Nobel per la pace Denis Mukwege perché sia creato un tribunale internazionale per il Congo, che non deve restare un bastione dell’impunità”.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Trent’anni fa l’ex ministro katanghese Godefroid Munongo aveva promesso verità e giustizia riguardo l’omicidio di Lumumba e la morte di Hammarskjöld. Sarebbe stata la prima volta. Era il 28 maggio 1992. Si era svegliato alle quattro e mezza del mattino e aveva chiesto alla moglie di preparare pollo e patate dolci per una serata di festa. Munongo aveva preso posto al suo banco alla Conférence nationale souveraine (un grande dibattito nazionale sul futuro del paese che andò avanti per un anno e mezzo), ospitata dal parlamento congolese. Avrebbe dovuto tenere il suo discorso alle cinque del pomeriggio, ma era stato avvicinato da alcuni contestatori, che gli avevano sbattuto davanti dei giornali che lo accusavano dell’assassinio di Lumumba. Lui si era sentito male e aveva cominciato a soffocare. È morto poche ore dopo in ospedale, senza aver detto una parola. I suoi familiari sostengono che sia stato avvelenato con polvere di karuho, un veleno ottenuto da una pianta locale. L'avvocato <a href=\"http://tag/padelli/\">Padelli </a>sta seguendo il caso per la famiglia.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: <a href=\"https://www.internazionale.it/notizie/vincenzo-giardina/2020/09/29/inchiesta-morte-dag-hammarskjold\">https://www.internazionale.it/notizie/vincenzo-giardina/2020/09/29/inchiesta-morte-dag-hammarskjold</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "content_html": "<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>Un viaggio nel passato della nostra storia guidato dalla professoressa Annalisa Costanzi, membro della Associazione Culturale Vellutai della Città di Ala</strong></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image -->\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\" alt=\"image\"/></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>><br>Domenica 18 ottobre, una piacevole giornata di metà autunno, cielo leggermente velato, sole tiepido che ci invoglia a fare una interessante gita fuori porta, precisamente nella vicina bella Ala, capoluogo della Bassa Vallagarina, in amichevole gioiosa compagnia.<br>La nostra meta è la misteriosa antica chiesa di San Pietro, aperta a cura del Servizio Cultura del Comune di Ala.<br>Il ritrovo è verso le 10 in Piazza San Giovanni, circondata da eleganti palazzi del Settecento, tra cui il Municipio, che ci narrano solo a vederli della laboriosità, della ricchezza e del benessere in quel secolo qui creati e mostrati dai capaci alensi.<br> <br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"> <img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br> <br>Siamo con noi la prof.ssa Annalisa Costanzi, membro della meritoria Associazione Culturale Vellutai della Città di Ala, che con grande diligenza e passione si dedicano da vari anni nel totale volontariato a diffondere la storia e a far aprire e visitare i palazzi della loro città.<br>Ci incamminiamo nella parte più antica e affascinante, tra borghi che trasudano di arte e tradizioni antiche.<br>Calpestiamo per più di un chilometro verso sud i ciottoli della via Claudia Augusta, qui camminarono e galopparono eserciti romani, germanici, mitteleuropei, quelli francesi di Napoleone I fino a quelli che si affrontarono nella Grande Guerra.<br> <br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br> <br>Attraversiamo vigneti pregiati calcando l’erba umida fino ad intravedere l’alto campanile in cotto con su ogni lato bifore luminose che ci parlano in <em>veneziano</em> della chiesa di San Pietro.<br>l luogo è di forte suggestione, due alti pini argentati ne proteggono la lunga storia e le molte narrazioni e le molte leggende.<br>Il racconto della nostra guida ci porta in epoca romana e poi longobarda.<br><br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"> <img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br><br>Certamente qui vi fu un sito militare sin dai primi secoli dopo la nascita di Cristo. I Romani, infatti, per giungere sino alle terre del nord Europa percorsero pure l’asta dell’Adige, allora un verro e proprio acquitrino, e necessitavano di cambiare i cavalli e di trovare un po’ di ristoro.<br>È facile pensare che dove ora ammiriamo la chiesa di San Pietro sorgesse proprio un sito che rispondeva a queste esigenze.<br>È stato forse qui che qualche secolo dopo s’incontrarono Teodolinda, figlia di Garibaldo Duca di Baviera, e il Re dei Longobardi Autari, che poi nel 589 si sposarono in quel di Verona.<br><br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br> <br>Storia e leggenda s’incrociano mirabilmente, accrescendo la nostra fantasia. C’è chi sostiene che il loro matrimonio fu celebrato proprio qui, lasciando sul posto anche un tesoro, peraltro mai trovato, se non miseramente costituito da qualche reliquia.<br>Ma fu grazie alla ricca e potente famiglia dei Castelbarco, che dominò per parecchi secoli sulla Vallagarina ed ebbe come alleati i Della Scala di Verona, che nel XIII secolo fu eretta la prima parte della chiesa.<br>Sono di quel tempo i preziosi affreschi ancora visibili sulle pareti, sia esterne che soprattutto interne.<br>Capolavori salvati da una paziente opera di restauro di pochi decenni fa e che ci narrano della vita di San Pietro fino al suo martirio avvenuto a Roma.<br> <br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br> <br>Ammirando le pietre e i vari strati del pavimento si ha straordinaria conferma di essere in un luogo che ci narra di molte storiche vicende e di millenari incontri tra genti delle più diverse etnie e credenze.<br>Sovrasta il tutto l’alto campanile, oggi non visitabile, che certamente meriterebbe un accurato restauro, se non altro per apprezzare le abilità delle maestranze certamente venete e per ammirare da lassù le campagne e i monti che lo circondano.<br>La visita è pregna di notizie, non si vorrebbe quasi abbandonare questo luogo.<br><br><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\"><br><br>Un piccolo ma parimenti inestimabile patrimonio di storia, di arte e di cultura, che è sopravvissuto nei secoli a mille vicende, felici ma pure tragiche, con la fede, la tenacia e la perseveranza proprie di San Pietro.<br>Grande merito, lo ripetiamo molto volentieri, va riconosciuto all’Associazione Culturale Vellutai della Città di Ala, per come ha voluto e saputo custodire questo tesoro della storia trentina e narrarne con passione le secolari esclusive vicende.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:image -->\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https://channelnews.info/media/posts/1895/files.php\" alt=\"\"/></figure>\n<!-- /wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: https://www.ladigetto.it/Arte+e+Cultura/103906-la-misteriosa-chiesa-di-san-pietro-ad-ala-%E2%80%93-di-paolo-farinati.html</p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "content_html": "<!-- wp:heading -->\n<h2>Raccontate da Massimo Polidoro nel suo ultimo libro.</h2>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Viviamo in una società un cui dilagano l'irrazionalità e le fake news. In cui l'inverosimile, l'improbabile, lo smaccatamente falso hanno preso il sopravvento. Stiamo precipitando per caso in un mondo in cui la verità è soltanto un punto di vista tra tanti? Quali sono i meccanismi neurologici, psicologici e sociali che si celano dietro questi fenomeni?</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Massimo Polidoro, ex giornalista di Focus e ora nostro collaboratore, lo spiega nel suo ultimo libro,&nbsp;<a href=\"https://www.mondadoristore.it/Il-mondo-sottosopra-Massimo-Polidoro/eai978885667265/\">Il mondo sottosopra</a>&nbsp;(Piemme). Gli abbiamo chiesto una breve presentazione dedicata ai lettori di Focus e il permesso di pubblicare la prefazione. Buona visione... e buona lettura.https://www.youtube.com/embed/dfVxvaXfCdM</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>***</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>I vaccini? Provocano l’autismo. Le scie degli aerei? Veleno per alterare il clima. Gli attacchi dell’11 settembre? Una messinscena degli americani. La Luna? Non ci siamo mai andati. La Terra? È piatta.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ciò che fino a ieri era considerato da tutti vero e accertato all’improvviso viene messo in discussione, mentre in molti ambiti della vita i fatti perdono sempre più valore a favore di credenze irrazionali, pregiudizi e teorie della cospirazione. Stiamo precipitando in un mondo dove ogni cosa è sottosopra e la verità è solo un punto di vista in mezzo a tanti? Siamo entrati in una fase in cui le fandonie, oggi ribattezzate “fake news”, sono all’ordine del giorno. False notizie diffuse per speculare sui bisogni e i timori dei più deboli, per attaccare i propri avversari politici, per alimentare i propri pregiudizi o per screditare chi è portatore di verità scomode rendono sempre più difficile riuscire a distinguere il vero dal falso. Bugie, truffe e propaganda non sono certo una novità, ma oggi, grazie al web, le notizie false tendono a diffondersi in maniera globale come mai era successo prima, superando i tradizionali confini locali e raggiungendo strati sempre più ampi di popolazione.<a href=\"https://www.focus.it/site_stored/imgs/0006/041/polidoroilmondosottosopra_cover.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"></a>La copertina dell'ultimo numero di Massimo Polidoro, disponibile sia su&nbsp;<a href=\"https://www.mondadoristore.it/Il-mondo-sottosopra-Massimo-Polidoro/eai978885667265/\">Mondadori Libri</a>&nbsp;sia su&nbsp;<a href=\"https://www.amazon.it/mondo-sottosopra-Massimo-Polidoro/dp/8856672650\">Amazon</a>.&nbsp;|</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Tale diffusione, ed è questa un’importante novità rispetto al passato, è particolarmente rapida, il che rende più complesso poterla fermare attraverso una smentita, che arriva comunque in ritardo e non riesce quindi a contrastare con piena efficacia la notizia falsa. Ma qual è l’effetto reale di questa disinformazione dilagante? Ed è davvero solo colpa del web e dei social media? Un altro elemento importante da considerare è dato dal modo in cui funziona la nostra mente, che in certe condizioni contribuisce inevitabilmente a rendere più credibili certe affermazioni. La ricerca di conferme alle proprie convinzioni, il bisogno di rassicurazioni e altri errori cognitivi tendono a renderci particolarmente suscettibili a tutto ciò che è coerente con il nostro modo di pensare, anche se va contro ogni evidenza.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Chi nega il riscaldamento globale, dunque, non discute le prove scientifiche che lo dimostrano, ma forse lo rifiuta perché teme possibili regolamentazioni più strette sui commerci, sull’industria e sul proprio stile di vita. Chi crede al creazionismo non contesta l’evoluzione a causa di nuove prove scientifiche, ma probabilmente lo fa perché sente messe in discussione le sue convinzioni religiose.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Tuttavia, la corsa verso le credenze irrazionali occupa sempre più spazio nelle discussioni pubbliche. C’è, per esempio, chi pensa che la diffusione di false notizie possa avere alterato importanti equilibri elettorali, come quelli che hanno portato gli Stati Uniti a eleggere presidente Donald Trump o la Gran Bretagna a votare a favore della Brexit.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Terroristi, assassini e invasati giustificano attentati e massacri richiamando assurde teorie del complotto, alimentate da spregiudicati venditori di inesistenti minacce. Come vedremo sono gli stessi che, con le loro farneticazioni, inducono gente suggestionabile a molestare e finanche ad aggredire le famiglie delle vittime di tali attentati per dimostrare che si tratterebbe solo di montature e in realtà nessuno sarebbe morto. Perché? Per il timore che qualche nuova legge riduca la possibilità per i cittadini di possedere e usare armi.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Anche gli attacchi alla scienza si moltiplicano, al punto che vengono messi in discussione fatti accertati come il pericolo derivante dal riscaldamento globale, fenomeno su cui c’è il consenso del 97% degli studi scientifici sul clima e nessun dubbio che stia già provocando effetti devastanti sul nostro pianeta. Oppure c’è il rifiuto dei vaccini da parte di chi è convinto, incoraggiato da uno studio dimostratosi una frode, che sarebbero legati all’insorgere dell’autismo: un rifiuto che nel 2015 ha fatto crollare la copertura vaccinale in Italia all’85%, provocando un’epidemia di morbillo che ha causato 5.000 casi e 4 decessi.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Si assiste alla messa sotto accusa in tribunale di scienziati che non avrebbero “previsto terremoti” (qualcosa che per ora è impossibile fare) o che sono incolpati di avere creato epidemie a scopo di lucro. O, ancora, si vedono ricercatori screditati da chi ha interesse a nascondere scoperte ritenute deleterie per i propri affari e altri costretti a circolare con la scorta a causa di minacce di morte generate da falsità sul loro conto.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>E ancora, sempre più persone si avvicinano a teorie che fino a poco tempo fa sembravano confinate a minoranze stravaganti: da quelli che credono che la terra sia piatta a chi pensa che il cancro sia il frutto di “pensieri sbagliati”, da chi sostiene che l’uomo sarebbe il prodotto di esperimenti genetici di civiltà extraterrestri a quelli convinti di potersi nutrire di sola luce, da chi immagina che il pianeta sia governato da una razza di lucertole extraterrestri “mutaforma” a chi invece crede che tutti i mali sulla Terra siano opera del miliardario ebreo George Soros, da chi è sicuro che gli extraterrestri arriveranno a salvarci a quelli convinti che il mondo in cui viviamo sia solo una finzione come nel film Matrix.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Miti, credenze, illusioni, paranoie, bugie per le quali non c’è il minimo straccio di prova, ma a cui in tanti si aggrappano alla ricerca di risposte che non solo la scienza ma nemmeno la spiritualità sembra più in grado di offrire.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ecco allora che in molti ambiti, a partire dalla politica, si preferisce rifiutare i fatti che vanno contro ciò a cui vogliamo credere, e si accettano evidenti falsità, pur di non rischiare di mettere in discussione il nostro sistema di valori. Si preferiscono le bugie rassicuranti e si rifiutano le verità scomode. Ma perché succede?</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il viaggio che stiamo per intraprendere nelle pagine che seguono ci porterà a infilarci un po’ alla volta nella tana del Bianconiglio, l’ingresso da cui Alice passa per entrare nel “Paese delle meraviglie”, per farci sprofondare sempre più giù nel pozzo del verosimile, dell’improbabile e dello smaccatamente falso, fino a scoprire un mondo che sembra per davvero capovolto. Faremo questo viaggio armati di due strumenti imprescindibili: il primo è il “lume della ragione”, la fiammella della razionalità da tenere sempre accesa nel buio generato da pregiudizio, ignoranza, superstizione e odio, e il secondo è il “rasoio di Occam”. Chiamato così in onore del monaco francescano del xiv secolo Guglielmo di Ockham, questo principio afferma che, quando esistono spiegazioni alternative per uno stesso evento o fenomeno, conviene partire dalla più semplice, eliminando tutte quelle ipotesi che non sono strettamente necessarie, per poi eventualmente perfezionarla gradualmente, perché in questo modo si può costruire una conoscenza basata su idee fondate e non su speculazioni. Oppure, più brevemente si può dire che «a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire».</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>È solo tenendo i piedi ben saldi per terra e verificando con attenzione le affermazioni, per valutare quanto si avvicinano ai fatti che descrivono, che si può sperare di tenere desta la ragione, impedendo, come ammoniva il pittore spagnolo Francisco Goya, che il suo sonno generi mostri.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Cercheremo così di capire perché ci lasciamo sedurre da storie incredibili ma accattivanti e perché ci facciamo incantare da imbonitori, ciarlatani e, in generale, da chiunque prometta spiegazioni e soluzioni semplici per fatti e problemi estremamente complessi. Qualcuno ha definito la nostra l’epoca della post-verità, anche se come vedremo la post-verità era già viva e vegeta duemila anni fa. Il nostro viaggio forse non ci darà risposte definitive, ma cercheremo comunque di trovare qualche punto fisso per capire che cosa stia succedendo oggi nel mondo, se davvero la follia regni sovrana e che cosa, comunque, conduca tante persone intelligenti a credere all’incredibile.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Al termine del nostro viaggio prenderemo in esame una serie di suggerimenti pratici per cercare di riconoscere e smascherare fandonie, inganni e bufale di ogni tipo, imparando a ragionare come scienziati ma, soprattutto, sviluppando il proprio senso critico, fondamentale strumento capace di fornire forse l’unico vero antidoto al dilagare dell’ignoranza e del pregiudizio.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L'avvocato <a href=\"http://tag/padelli/\">Padelli </a>è stato presente durante la divulgazione del libro.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "content_html": "<!-- wp:heading {\"level\":3} -->\n<h3>Siamo stati al convegno dei terrapiattisti italiani a Milano: un festival delle idee strampalate, dagli aerei che vanno ad aria compressa a Lucifero e fino al Sole, che sarebbe a 5.000 km da noi.</h3>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Flat Earth: mentre si consuma in gran festa l'ultima giornata del Focus Live al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, un \"agente segreto\" di Focus si imbuca al convegno dei terrapiattisti italiani (e viene subito scoperto).&nbsp;|&nbsp;AMANDA CARDEN / SHUTTERSTOCK</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il 24 novembre, mentre si svolgeva l'ultima giornata di Focus Live al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, si teneva anche, in un hotel della periferia milanese, un convegno dei&nbsp;<strong>terrapiattisti</strong>&nbsp;italiani. Un'occasione per vedere dal vivo questi personaggi che rifiutano in toto ciò che arriva dalla scienza tradizionale, dalle istituzioni, dai ricercatori. Che negano non solo la forma del nostro pianeta, ma le missioni spaziali, l'evoluzione delle specie, la gravità, i movimenti della Terra e anche la Storia com'è scritta sui libri. E che invece sostengono che gli astronauti sono attori, che sul nostro pianeta sia vissuta una stirpe di giganti, che esista una cospirazione di \"poteri forti\" per nascondere alla gente non solo quanto la Terra sia piatta, ma anche per produrre un'informazione manipolata su tutto.<a href=\"https://www.focus.it/images/2019/11/26/flat-earth-agostino-favari-uno-dei-leader-dei-terrapiattisti-italiani-orig.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"></a>Flat Earth: Agostino Favari, uno dei leader dei terrapiattisti italiani.&nbsp;| FOCUS</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>ATTENZIONE ALLE IPOTESI!</strong>&nbsp;Dopo aver pagato la quota di iscrizione di 25 euro (contro i 10 euro per il Focus Live, comprensivo dell'intero museo), accediamo alla sala del convegno: non so se i terrapiattisti se ne siano accorti, ma la sala porta il nome di \"JFK\", l'uomo che ha reso possibile lo sbarco sulla Luna. Fossi in loro, non potrei fare a meno di notare che probabilmente non è un caso, anzi: forse è addirittura un complotto.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>I protagonisti della giornata sono i soliti nomi del terrapiattismo italiano, in particolare Agostino Favari, Albino Galuppini e Calogero Greco. Il primo, ingegnere, rappresenta il terrapiattismo \"scientifico\": mostra al pubblico due slide che sono le foto di fogli scritti disordinatamente a mano, come un compito in classe di uno studente mediocre, in cui ci sono disegni di triangoli e formule di trigonometria. Lo scopo è dimostrare che il Sole si trova a circa 5.000 km dalla Terra, anziché a 150 milioni di km, come è nella realtà. Le formulette di Favari, che sono alla portata di uno studente di quarta liceo ma risultano incomprensibili a buona parte del pubblico, sono anche svolte correttamente. Il problema (ma solo per i&nbsp;<em><strong>terratondisti</strong></em>) è che funzionano solo se l'ipotesi di partenza è che la Terra sia, appunto, piatta.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>ADORATORI DI LUCIFERO.</strong>&nbsp;Galuppini, una laurea in scienze naturali, è invece il terrapiattista onirico, per il quale il complotto per nascondere la verità è ordito da scienziati, banchieri, politici eccetera, tutti adoratori di Lucifero. Perché «negando la Bibbia e tutto il resto portano la gente verso l'abisso», verso Lucifero, sottolinea. Nel suo intervento passa rapidamente in rassegna molte delle prove che sono i cavalli di battaglia dei terrapiattisti: i GPS non funzionano con i satelliti ma grazie ad antenne nascoste nei grattacieli, gli oggetti lontani come alcune isole nel mare si vedono anche se dovrebbero essere nascosti dalla curvatura terrestre, dagli aerei non si vede la curvatura della Terra, dove la curvatura si vede è perché la lente usata deforma l'immagine... Al tentativo di replica di uno spettatore che fa notare come sulle action cam l'obiettivo non crei curvatura se inquadra a grande distanza, la replica è: «Questa è la sua opinione. Andiamo avanti». Il poveretto cerca di spiegare che non è un'opinione, è come funziona la lente, ma viene zittito.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>AEREI AD ARIA COMPRESSA.</strong>&nbsp;Calogero Greco invece è il prototipo del terrapiattista che non sente ragioni. Nella sua introduzione, senza un particolare filo conduttore, si esibisce sull'orbita a forma a uovo di gallina che il Sole percorrerebbe sopra la Terra piatta (senza caderci in testa, anche se non orbita attorno a nulla) ma anche sul fatto che i moderni aerei non usano carburante ma vanno ad aria compressa... Sarebbe una scoperta epocale! Non potremmo applicarla anche agli altri mezzi di trasporto?</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Una delle perle delle elucubrazioni di Greco riguarda la direzione della Mecca: «Quando i musulmani rivolgono le preghiere verso la Mecca, se sono a ovest dovrebbero guardare verso est, giusto? Ma abbiamo informazioni, li conosco pure io, abitano a Chicago... quando pregano guardano verso nord, che è impossibile su una Terra a palla. Perché hanno la bussola tarata apposta per guardare sempre la Mecca. Come ve lo spiegate?». Non ce lo spieghiamo. In compenso, Greco mi ha avvicinato in una pausa con aria severa: «<em>Tu sei un troll, un provocatore pagato. Io li riconosco subito!</em>».</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>COM'È POSSIBILE...?</strong>&nbsp;Al convegno erano presenti 40-50 persone: togliendo relatori, giornalisti e curiosi, i terrapiattisti convinti tra il pubblico erano forse una ventina. Non molti, considerando che siamo in una grande città. In generale, l'impressione che ne abbiamo avuto è stata quella di una imbarazzante scarsità di preparazione in qualsiasi campo: d'altra parte, come potrebbe non essere così dal momento che i terrapiattisti rifiutano qualunque confronto e approfondimento scientifico, perché tutto è un complotto ai loro danni e contro l'intera umanità.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Tutte le domande tecniche poste dai relatori hanno una semplice risposta che si può trovare in Rete. Un esempio tra tanti: «Come è possibile che si riescano a ricevere informazioni dalle sonde Voyager, che sarebbero lontane miliardi di chilometri? Che razza di generatore dovrebbero avere a bordo per trasmettere da così lontano?». Inutile spiegare che in questo caso non è alla potenza di trasmissione che bisogna guardare, ma al sistema di ricezione delle comunicazioni, che utilizza le antenne più grandi e sofisticate esistenti sulla Terra, quelle del&nbsp;<a href=\"https://deepspace.jpl.nasa.gov/\">Deep Space Network</a>, per riuscire nel compito, indubbiamente difficile, di comunicare con le sonde. Ma il buon senso qui non è di casa, i terrapiattisti sembrano vivere in un mondo proprio, impermeabile a qualsiasi cosa che provenga dall'esterno.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>FENOMENI SOCIAL.</strong>&nbsp;Sulla forma della Terra si potrebbe anche sorridere, anche se in alcuni frangenti l'atmosfera all'incontro si è fatta tesa: in fondo ognuno è libero di credere a ciò che vuole (ci sentiamo di dire, benché a fatica). Il problema è che questo è solo uno degli aspetti più surreali della falsa scienza che trova terreno fertile sul web e sui social, e che nega anche temi molto più seri, come l'utilità dei vaccini o il riscaldamento globale. Un fenomeno vasto, che forse ha alla base anche una sfiducia generalizzata nei confronti delle istituzioni ufficiali e costituite, scientifiche e politiche, e di tutto ciò che da esse proviene.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Dovremmo farci allora delle domande, ma non sulla forma della Terra. Come ha detto Neil deGrasse Tyson, astrofisico e direttore del Planetario di New York, riferendosi agli Stati Uniti: «A mio parere, il fatto che i terrapiattisti siano in aumento è segno di due cose. La prima è che viviamo in un Paese che protegge la libertà di parola. Ma la seconda è che viviamo in un Paese con un sistema educativo inefficace».</p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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            "content_html": "<!-- wp:heading {\"level\":3} -->\n<h3>Nuove rivelazioni e nuovi misteri per Stonehenge: quasi tutti gli attuali megaliti provengono da un sito a 25 chilometri di distanza. Tranne due.</h3>\n<!-- /wp:heading -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Uno studio&nbsp;<a href=\"https://advances.sciencemag.org/content/6/31/eabc0133\">pubblicato su Science Advances</a>&nbsp;sembra avere&nbsp;<em>quasi</em>&nbsp;completato le nostre teorie su Stonehenge e sull'origine dei suoi&nbsp;<strong>megaliti</strong>: analizzando la composizione chimica di alcune delle&nbsp;<a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Sarsen\">pietre di sarsen</a>&nbsp;del sito i ricercatori hanno identificato il loro luogo di provenienza, West Woods, a 25 km da Stonehenge.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><a href=\"https://www.focus.it/cultura/mistero/monoliti-di-stonehenge\">Alcune pietre di Stonehenge erano già lì prima dell'arrivo dell'uomo</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>SARSEN E BLUESTONE.</strong>&nbsp;Il monumento neolitico di Stonehenge si compone principalmente di due tipi di pietre, i sarsen e le&nbsp;<strong>bluestone</strong>: oggetto di un ampio&nbsp;<a href=\"https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/megalith-quarries-for-stonehenges-bluestones/AAF715CC586231FFFCC18ACB871C9F5E#\">studio pubblicato all'inizio del 2019</a>, le bluestone sono pietre più piccole disseminate in diverse parti del sito. All'origine Stonehenge doveva contare un'ottantina di sarsen, ma al giorno d'oggi ne rimangono solamente 52.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><a href=\"https://www.focus.it/cultura/storia/stonehenge-e-altri-siti-megalitici-origine-comune-francia\">Stonehenge e altri siti megalitici: hanno un'origine comune?</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>RAGGI X.</strong>&nbsp;Si conosceva dunque già l'origine della maggior parte delle bluestone, trasportate per oltre 200 chilometri dal Galles, mentre era ignota la provenienza di molti dei sarsen. Servendosi della&nbsp;<a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Spettrofotometria_XRF\">spettrofotometria</a>&nbsp;gli studiosi hanno analizzato la composizione chimica dei megaliti, confrontando i risultati tra loro e con altri sarsen sparsi per la Gran Bretagna: questo ha permesso di scoprire che ben 50 dei 52 megaliti residui di Stonehenge condividono la stessa composizione e provengono da West Woods.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><a href=\"https://www.focus.it/cultura/storia/stonehenge-banchetti-preistorici-maiali\">I banchetti preistorici a Stonehenge</a></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:separator -->\n<hr class=\"wp-block-separator\"/>\n<!-- /wp:separator -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p><strong>PUZZLE INCOMPLETO.</strong>&nbsp;Nonostante questa ricerca aggiunga un importante tassello al misterioso puzzle che compone il quadro di Stonehenge, sono ancora diversi i pezzi mancanti. Ad esempio, ancora non si conosce l'origine di due dei 52 sarsen residui. Lo studio conferma però che quei 50 megaliti vennero trasportati e disposti a Stonehenge nello stesso periodo, facendo cadere la vecchia ipotesi che uno dei megaliti studiati - noto col nome di&nbsp;<strong>Heel Stone</strong>&nbsp;- sia stato portato per primo a Stonehenge da un luogo vicino.</p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>fonte: <strong><a href=\"https://www.focus.it/cultura/mistero/i-megaliti-di-stonehenge-nuove-rivelazioni\">https://www.focus.it/cultura/mistero/i-megaliti-di-stonehenge-nuove-rivelazioni</a></strong></p>\n<!-- /wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p></p>\n<!-- /wp:paragraph -->",
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